La cosiddetta rottamazione quinquies è stata presentata come un’estensione e un rafforzamento delle precedenti definizioni agevolate dei carichi affidati all’Agente della riscossione. Tuttavia, dietro l’annuncio di una nuova opportunità per i contribuenti in difficoltà, si nascondono criticità rilevanti che stanno emergendo con chiarezza, smentendo l’idea – diffusa ma errata – che “entrino tutti i carichi affidati entro il 31 dicembre 2023”.
Non tutti i carichi rientrano: una promessa fuorviante
Uno dei principali equivoci riguarda l’ambito oggettivo della quinquies. Non è vero che tutti i carichi affidati entro il 31 dicembre 2023 siano automaticamente definibili. In realtà, la normativa prevede esclusioni e condizioni che restringono notevolmente la platea dei beneficiari, creando situazioni paradossali in cui contribuenti formalmente in difficoltà restano completamente esclusi da ogni forma di definizione agevolata.
Il nodo dei decaduti dalla rottamazione quater
Una delle criticità più gravi riguarda i contribuenti decaduti dalla rottamazione quater. Molti di loro confidavano nella quinquies come strumento di rientro, ma si stanno scontrando con una realtà ben diversa:
- chi è decaduto dalla quater non rientra automaticamente nella quinquies;
- in diversi casi non rientra con nessuna cartella esattoriale, nemmeno parzialmente;
- il risultato è una totale assenza di strumenti di definizione, nonostante il debito sia lo stesso e la difficoltà economica persista.
Questo genera una evidente disparità di trattamento tra contribuenti che si trovano in condizioni simili ma che, per meri profili temporali o formali, subiscono conseguenze drasticamente diverse.
L’effetto domino sulle rateizzazioni ordinarie
Ancora più problematica è la situazione di chi aveva una rateizzazione ordinaria e, confidando nell’uscita della Quinquies, si è trovato decaduto. In molti casi, infatti:
- la rateizzazione è decaduta in virtù della normativa collegata alla nuova rottamazione;
- il contribuente oggi non può più rateizzare;
- l’intero debito diventa immediatamente esigibile in unica soluzione.
Si tratta di un vero e proprio effetto boomerang: una misura pensata per agevolare il pagamento dei debiti finisce per aggravare la posizione di chi aveva già intrapreso un percorso di rientro.
L’ulteriore criticità dell’adesione parziale degli enti impositori
A complicare ulteriormente il quadro si aggiunge un aspetto spesso ignorato nella comunicazione sulla rottamazione quinquies: non tutti gli enti impositori hanno aderito alla definizione agevolata. Questa adesione selettiva comporta l’esclusione automatica di intere categorie di debiti, con particolare riferimento alle cartelle relative ai tributi locali.
Di conseguenza, molti contribuenti scoprono solo in un secondo momento che una parte significativa – se non prevalente – della propria esposizione debitoria non è definibile, indipendentemente dalla data di affidamento del carico o dalla volontà di aderire alla rottamazione. Anche in questo caso, l’idea che “entrino tutte le cartelle” si rivela fuorviante e pericolosa, perché genera aspettative che la normativa non è in grado di soddisfare.
L’adesione parziale degli enti determina quindi una frammentazione del debito: alcune cartelle possono rientrare nella quinquies, mentre altre – spesso proprio quelle dei tributi locali – restano integralmente fuori, con il rischio concreto di azioni esecutive, decadenze e richieste di pagamento immediato.
Una misura che aumenta il contenzioso e l’insolvenza
L’assenza di soluzioni alternative per queste categorie di contribuenti rischia di produrre effetti opposti rispetto agli obiettivi dichiarati dal legislatore. In particolare:
- aumenta il rischio di insolvenza definitiva;
- cresce il contenzioso tributario;
- si rafforza la percezione di incertezza normativa e di scarsa affidabilità delle politiche fiscali.
Invece di incentivare l’adempimento spontaneo, la quinquies – così come strutturata – rischia di spingere molti contribuenti in un vicolo cieco, senza possibilità concrete di regolarizzazione.
Conclusioni: serve un correttivo urgente
La rottamazione quinquies, allo stato attuale, appare come una misura incompleta e disallineata rispetto alla realtà dei contribuenti. L’esclusione dei decaduti dalla quater, l’impossibilità di rientrare con cartelle già affidate e la perdita delle rateizzazioni ordinarie rappresentano criticità sistemiche che richiedono un intervento correttivo urgente.
Senza una revisione delle regole di accesso e senza strumenti di salvaguardia per chi è già in difficoltà, la quinquies rischia di trasformarsi da occasione di regolarizzazione a fattore di ulteriore rigidità e ingiustizia fiscale.
l rischio del “fai da te” e delle istanze presentate da soggetti inesperti
Alla luce di queste criticità, emerge con ancora maggiore forza un ulteriore problema, spesso sottovalutato: il ricorso al fai da te o a soggetti privi di adeguata competenza tecnica nella presentazione dell’istanza di rottamazione quinquies. La complessità della normativa, le esclusioni non immediatamente percepibili e le conseguenze irreversibili di una scelta errata rendono questa strada fortemente sconsigliata.
I primi riscontri operativi mostrano infatti che, in molti casi, oltre l’80% della debitoria complessiva resta fuori dalla definizione agevolata, non per mancanza di requisiti economici, ma per errori di valutazione preliminare, per una lettura superficiale delle norme o per l’errata convinzione che tutti i carichi rientrino automaticamente nella Quinquies.
Un’istanza presentata senza un’analisi preventiva puntuale dei carichi, dello storico delle definizioni agevolate e delle rateizzazioni in essere può produrre effetti gravemente pregiudizievoli, tra cui la perdita definitiva di strumenti di rientro e l’immediata esigibilità dell’intero debito. In questo contesto, l’assistenza di un professionista esperto non rappresenta un costo accessorio, ma una tutela essenziale per evitare di aggravare una situazione già compromessa.
